Pseudo correnti imbandiscono tavole dal finale amaro e intanto qualcuno fa l'occhiolino alla primarie di coalizione
Il 2016 pare iniziare così come il 2015 si è concluso: con una gran confusione. Meno sei mesi alla tornata elettorale, alla fine dell’era Vallone, e lo scenario politico locale è prodigo di aspiranti eredi alla fascia tricolore.
I nomi si rincorrono, spesso restituendo l’immagine di piccoli criceti in una ruota, affannati a correre senza destinazione, ma costretti a correre per dare un senso alla loro esistenza. Dall’estrema destra all’estrema sinistra gli aspiranti sindaci non mancano, la gran parte coltivano ambizioni irrealizzabili e lo sanno bene, ma esserci, tra i tanti, significa potersi giocare una fisches al tavolo in cui le scelte verranno prese.
Fino ad oggi giochi, discussioni, conflitti, la fanno da padrone nell’area di centrosinistra: si costruisce e si demolisce, si tesse una tela, che in attesa del ritorno di Ulisse, la notte sistematicamente si disfa. Nessuna discussione, alcun conflitto nel centrodestra dove i nomi in campo sono quelli dell’ex assessore Marcello Praticò, Stano Zurlo, Gianfranco Turino e di Giovanni Capocasale, quest’ultimo allontanatosi definitivamente da Enzo Sculco e che alle regionali ha scelto di non votare Mario Oliverio.
Il Movimento 5 Stelle che avrebbe potuto rappresentare l’alternativa reale alla politica locale, restituendo vigore a quella gran fetta di cittadini delusi dalla politica, ma non rassegnati a non farne parte, sembra aver dilapidato questo immenso patrimonio in termini di consensi, contorcendosi in beghe interne, arrivando fino quasi all’implosione.
Se si abbandonano per un istante le strategie da fanta-politica, se si analizzano i recenti risultati elettorali, le coalizioni e compagini sul campo e quelle che dovrebbero essere, se la coerenza non fosse un optional, le alleanze, le squadre in campo per le prossime amministrative del 12 giugno, dovrebbero essere le seguenti: centrosinistra con Pd, Calabria in Rete, Araba Fenice, Sel, IdV, Movimento 139, Compagnia dei Democratici, Lista Iritale, Autonomia e Diritti, Udc, Cdu, Crotone 2020 di Dorina Bianchi, Noi Crotone dell’avvocato Gianni Iaconis, PSI, e per ultima la lista del consigliere Ettore Perziano. Centrodestra con FdI-An, Forza Italia e qualche altra lista creata ad hoc da fuoriusciti di entrambi i partiti.
Completano il quadro i movimenti civici riconducibili a Crotone Libera, Laboratorio Crotone e qualche altro e per finire il Movimento 5 Stelle.
Sulla carta un'armata dai numeri ( elettorali) imbattibile quella del centrosinistra, ma i problemi nascono proprio sul con chi stare, e sulle alleanze da mettere in campo. E proprio qui che si giocano le battaglie più cruente, perché in gioco non c’è solo e non tanto il Comune, ma ambizioni ed equilibri per le politiche e le prossime regionali.
Tra i più feroci oppositori alla linea della grande coalizione ci sono Devona e Mellace che di Sculco sembra non vogliano neanche sentir parlare. Una posizione, che i due hanno tentato di fare emergere nella cena del Re Artù, ma che invece è uscita indebolita, se è vero, come ormai appare certo, che Ciconte abbia ribadito la necessità di aprirsi e discutere con tutti e non ai tavoli, bensì nel partito e con i partiti.
A questo si aggiunga,che si racconta, che l’onorevole Ciconte già al primo piatto sia stato immediatamente chiamato da Mario Oliverio e che subito dopo abbia abbandonato la cena.
Ulteriore conferma che la strada da percorrere sia quella del dialogo tra partiti e della concertazione ampia, è arrivata da Marco Minniti che a fine anno ha ribadito: “Grandi coalizioni con chi ci sta, scelta condivisa dei candidati, altrimenti primarie il 6 marzo.”
Se queste sono le linee generali, i retroscena che riempiono giornali e che distraggono dalle discussioni serie, programmi e progetti, giova, forse, fare un breve riepilogo, per consentire ai seguaci e attenti fans di questa avvincente( ?) soap opera di non perdere il filo.
Sergio Contarino che era partito per primo è oramai fuori da tutti i giochi, Ambrosio, proposto da una parte di consiglieri e da Mellace, ha declinato per ragioni personali. Antonella Rizzo non gode di credibilità nel Pd locale dove è stata subita come assessore non politico, a questo si aggiunga che pare non goda neanche delle simpatie degli amici del “Chicco di grano”.
Al segretario provinciale Arturo Crugliano Pantisano, inizialmente tra i candidati più credibili, ora viene rimproverata una eccessiva vicinanza a Roma e soprattutto una linea politica che mira al dialogo a cominciare da Calabria in Rete e Crotone 2020 .
Tra gli outsider più credibili ( ?) il capogruppo Mimmo Mellace, del quale non si parla, ma che coltiva questa ambizione. Capogruppo & Co, oltre ad imbandire tavole per cene dal finale indigesto, sembrerebbero particolarmente attivi nel lavoro di contrasto alla linea delle larghe coesioni, linea che invece giorno dopo giorno grazie alle continue conferme che arrivano dai vertici regionali e nazionali del Pd, dovrebbe essere l'unica: con buona pace di pseudo correnti interne, che si rivelano essere più voci solitarie che fanno eco a se stesse.
Questo lo scenario di via Panella, ma fuori dal PD, dopo la smentita ufficiale di Franceschini, sono praticamente azzerate le possibilità per l'errante Emilio De Masi.
Come scritto in chiusura del 2015 la classe politica locale immatura non potrà fare a meno dell’intervento risolutore di uno o più tutori, e quindi si aspetta di sapere cosa pensano Mario Oliverio, Ernesto Magorno, Nicodemo Oliverio, Nico Stumpo e Largo del Nazareno.
La linea, fuori dai confini cittadini, in realtà è stata tracciata: convergenza diffusa sul nome del sindaco nel Pd e nel Centrosinistra, oppure primarie aperte il 6 marzo.
E se l’unico punto fermo pare essere il ricorso alle primarie di coalizione in assenza di un candidato unitario, il dubbio,che mentre si litiga a singolar tenzone per prevalere come candidato a sindaco, qualcuno si stia organizzando per la data del 6 marzo, diviene certezza, e in quella occasione l’investitura sarà non per un singolo candidato ma per una linea politica che la farà da padrona.



